Stefano Tiburzi, Co-Founder di SMI Group, è il protagonista di questo mese della nostra rubrica SMI Bold.
Tra i fondatori di SMI, ne ha vissuto in prima persona la nascita e la crescita, contribuendo negli anni alla guida e all’evoluzione del Gruppo. Un percorso che gli permette oggi di guardare alla nuova fase di SMI da una prospettiva che unisce visione imprenditoriale, conoscenza profonda dell’organizzazione e del business.
Con lui abbiamo parlato del percorso che ha portato SMI a essere quella che è oggi, della nuova fase organizzativa che il Gruppo sta attraversando e di WYL, una delle società di SMI Group specializzata nella realizzazione e gestione di progetti digitali complessi.
Come Co-Founder di SMI hai visto nascere questa azienda e hai contribuito in prima persona alla sua crescita. Dieci anni fa ti aspettavi che SMI sarebbe arrivata a questo punto?
C’è una cosa che dico spesso: non dare mai niente per scontato.
E credo che sia un concetto che valga particolarmente per SMI. Guardandola oggi, si potrebbe quasi pensare che arrivare fin qui sia stata la conseguenza naturale di un percorso di crescita. Ma non è stato affatto così: non era scontato dieci anni fa e, a pensarci bene, non lo è stato in nessuna delle fasi che abbiamo attraversato.
L’ambizione c’è sempre stata, sicuramente. Ma sarebbe stato difficile immaginare le dimensioni che avrebbe raggiunto SMI, le competenze che avremmo costruito e, soprattutto, quante volte avremmo dovuto cambiare per arrivare fin qui.
Io ho avuto un punto di osservazione particolare: quello di chi ha contribuito a costruire l’azienda e, allo stesso tempo, negli anni ha ricoperto ruoli diversi al suo interno. Questo ha significato, in alcuni momenti, dover cambiare anch’io insieme a SMI, imparare cose nuove e anche rimettere in discussione quello che pensavo di saper fare.
Se guardo indietro, però, la cosa che mi colpisce di più non sono i numeri, ma le persone. Vedere persone entrare molto giovani e ritrovarle oggi con responsabilità importanti, osservare competenze e professionalità costruite negli anni, è probabilmente una delle soddisfazioni più grandi.
Alla fine ti accorgi che, mentre cercavi di far crescere un’azienda, l’azienda faceva crescere anche noi.
E forse proprio perché nulla di quello che abbiamo costruito era scontato, non considero ciò che siamo oggi un punto di arrivo. C’è ancora molto da fare e, soprattutto, ho la sensazione che la nostra evoluzione non sia ancora finita.
Oggi SMI sta attraversando una nuova fase della sua crescita. Su cosa si concentra il tuo ruolo nella guida del Gruppo?
Oggi guardo SMI da due prospettive che per me sono strettamente legate: quella imprenditoriale, di chi ha iniziato questo percorso e continua a contribuire alla direzione che vogliamo dare al Gruppo, e quella di chi continua a vivere da vicino le dinamiche dell’organizzazione e del business.
Siamo in un momento importante: stanno entrando nuove figure manageriali, nuovi processi e un modello organizzativo più strutturato. È un’evoluzione necessaria per accompagnare la crescita dell’azienda e significa anche costruire un management capace di assumersi responsabilità e avere autonomia, all’interno di una visione e di un indirizzo chiari.
Il mio ruolo è contribuire affinché quello che stiamo costruendo sia coerente con la direzione che vogliamo dare a SMI, lasciando allo stesso tempo alle persone che abbiamo scelto per guidare specifici ambiti lo spazio e l’autonomia necessari per farlo.
Ed è un equilibrio importante. Ogni cambiamento porta inevitabilmente con sé anche una fase di incertezza: cambiano ruoli, responsabilità, abitudini e riferimenti. Bisogna dare alle novità il tempo di funzionare, distinguendo quello che è un normale assestamento da ciò che invece può essere necessario rivedere.
Questo vale anche per chi l’azienda l’ha vista nascere. Strutturarsi significa accettare che alcune cose vengano fatte in modo diverso da come le avresti fatte tu, dando fiducia, autonomia e responsabilità alle persone che hai scelto. Credo sia un passaggio importante nella crescita di un’organizzazione.
Ma c’è un principio che per me rimane fondamentale: aggiungere processi e procedure non è di per sé un risultato. Lo diventa se rende l’azienda più solida, più affidabile e più capace di crescere.
È probabilmente qui che oggi sento maggiormente il mio ruolo: continuare a contribuire alla guida e all’evoluzione del Gruppo, accompagnando questa trasformazione e facendo attenzione a non perdere quelle specificità che ci hanno portato fin qui.
Perché crescere non significa semplicemente diventare più grandi. Significa diventare più strutturati senza perdere velocità, capacità di adattamento, voglia di fare e anche un po’ di quella sana irrequietezza che ci ha sempre contraddistinto.
WYL è una delle società di SMI Group. Come si è evoluta e qual è oggi il suo tratto distintivo sul mercato?
Anche WYL si è evoluta molto rispetto a come l’avevamo immaginata all’inizio.
WYL significa “What You Like” e mi piace pensare che il significato più vero di quel nome lo abbiamo scoperto strada facendo. Abbiamo capito che quello che ci piaceva davvero era affrontare i progetti digitali in maniera differente.
Ed è probabilmente questo, ancora oggi, il tratto distintivo di WYL: il modo in cui affrontiamo un progetto.
Cerchiamo di partire dall’ascolto e dalla comprensione del bisogno reale del cliente, che non sempre coincide esattamente con la richiesta iniziale. Vogliamo capire cosa vuole ottenere, a chi si rivolge, quale problema dobbiamo risolvere e quale esperienza vogliamo costruire.
Solo dopo viene la tecnologia.
Questo può voler dire realizzare un sito o un portale, ma WYL non si esaurisce certamente in questo. Affrontiamo progetti digitali complessi nei quali possono convivere UX e UI, contenuti, sviluppo software, dati, integrazione tra sistemi e, sempre più spesso, intelligenza artificiale.
Credo che la nostra peculiarità sia riuscire a mantenere agilità, curiosità e soprattutto una relazione molto diretta con il cliente, potendo contare sulle competenze tecnologiche e sulla capacità realizzativa dell’intero SMI Group.
La curiosità, poi, per noi è fondamentale. Il digitale cambia continuamente e parte del nostro lavoro è intercettare quello che sta succedendo, sperimentare e capire cosa possa diventare realmente utile per i nostri clienti.
L’intelligenza artificiale ne è un esempio. Non ci interessa inserirla in un progetto semplicemente perché oggi bisogna parlare di AI o perché è una tecnologia di tendenza. Ci interessa capire dove e come possa generare un valore concreto, migliorando un’esperienza, un processo o un servizio.
Alla fine torniamo sempre allo stesso principio: non partire dalla tecnologia che vogliamo utilizzare, ma dal problema che vogliamo risolvere e dall’esperienza che vogliamo costruire.
Forse, alla fine, è proprio questo il nostro “What You Like”.
